'... la cultura è un'esperienza umana difficile da definire, ma noi la riconosciamo come la totalità dei modi con i quali gli uomini creano progetti per vivere. E' un processo di comunicazione tra gli uomini; essa è l'essenza dell'essere umano. La cultura è tutto ciò che mette in grado l'uomo di essere operativo e attivo nel suo mondo, e di usare tutte le forme di espressione sempre più liberamente per stabilire comunicazione tra gli uomini...'

UNESCO luglio 1968 -Diritti culturali e diritti umani

 

percorsi itineranti tra letture e culture

cinque novembre duemilasei

ideazione e redazione abramo e i di fretta

ARTI VISIVE TEATRO CINEMA MUSICA FUMETTO MEDIA AUDIOVISIVI SCRITTURE PENSIERO RAGAZZI

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voce del presente

mentre mettiamo in linea i nostri percorsi settimanali, nella notte tra l'uno ed il due novembre 2006, e' vivo in noi il ricordo di quella notte di trentun anni fa. quella in cui siamo rimasti orfani del nostro maestro di vita, prima che d'arte.

a Pier Paolo Pasolini, intellettuale piu' attuale oggi di allora, figura di riferimento per tutti coloro che fanno i conti quotidianamente con l'arte e la creativita' al servizio dell'uomo, al Pasolini che ha tracciato le nostre penne e plasmato le nostre menti dedichiamo i dieci 'incontri' della settimana.

perche' e' un altro pilastro della filosofia abrigliasciolta, Pier Paolo Pasolini, che tra il 5 marzo 1922 ed il 2 novembre 1975 si e' distinto come poeta, intellettuale, filosofo, linguista, narratore, corsivisa, regista e autore teatrale e cinematografico, attore e pittore.

avremmo voluto dedicargli tutto il percorso fatto un anno fa con 'Pasolini, un'idea di stile'. ci tentiamo lo stesso con interventi di alcuni 'di fretta' come Luca Traini, Alessandro Leo Leone e Giorgio Martignoni, che continuano ad incontrarsi abrigliasciolta dove il confine tra letture e culture si indebolisce e la trama tra le arti si intesse per farle vivere nel nostro quotidiano.

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ARTI VISIVE TEATRO CINEMA MUSICA FUMETTO MEDIA AUDIOVISIVI SCRITTURE PENSIERO RAGAZZI
ARTI VISIVE

Uno sguardo sull'arte di Pasolini

il centro studi Pier Paolo Pasolini apre al pubblico dal 5 novembre al 4 dicembre dal lunedì al venerdì su appuntamento contattando la biblioteca civica tel: 0434 873981 e.mail: biblioteca.casarsa@tin.it
sabato:15.00 - 18.00 domenica: 10.00 - 12.30 e 15.00 - 18.00

http://www.pasolinicasarsa.org

l disegno e la pittura non furono per Pier Paolo Pasolini, soprattutto nel periodo "friulano", uno sconfinamento dall'attività letteraria, ma un complemento indispensabile, quasi un dare all'espressione poetica e alla lingua locale consistenza visiva e peso di materia. A monte, stava la sua frequentazione all'Università di Bologna alle appassionate lezioni di storia dell'arte di Roberto Longhi su Masolino a Masaccio, a valle la sua amicizia con Rico De Rocco, che aveva portato dall'Accademia di Venezia al suo studio di San Vito al Tagliamento i messaggi pittorici novecenteschi di Saetti e Guidi. Le forti suggestioni luministiche e i particolari effetti tonali che rivisitavano il Rinascimento toscano trovavano risvolti rustici nell'allievo friulano, che traeva nuova linfa nell'attaccamento alla cultura della terra e trasmetteva a Pier Paolo quei sentimenti. Per Pasolini la pittura, così come la letteratura e il teatro e più tardi il cinema, erano, oltre che studio del passato, stimolo per la sperimentazione, per una creatività che coinvolgeva e rimetteva continuamente in discussione la sfera esistenziale, con implicazioni sociali (la trasformazione dei modelli produttivi), etiche e religiose (scomparsa dei valori della civiltà contadina e abbandono di una cristianità comunitaria basata su un genuino messaggio evangelico). Ecco dunque che i fogli e le tele si riempiono di zovins e di fantassins, dai volti semplici e innocenti, in blusa e calzoncini o a torso nudo, spesso scalzi, raffigurati talora nelle sembianze di santi o di putti (quasi a trasfigurare la loro condizione); gli olii e i pastelli dei paesaggi, d'altra parte, comunicano come un tepore di vita, di relazioni e di affetti che circondano quei porticati, quei muri, quelle chiese. Immancabili, reiterati in impercettibili variazioni di sentimento e umore, i ritratti della madre, figura centrale nelle opere e nella vita dell'autore. Anche i materiali ricalcano quel mondo: "dipingevo su tela di sacco, lasciata il più possibile ruvida e piena di buchi, con della collaccia e del gesso passati malamente sopra". Ciò non significa che Pasolini sia un pittore materico, semmai i suoi contenuti si manifestano nelle forme e con i mezzi ritenuti più consoni ed efficaci, così come la strutturazione plastica e cromatica lasciano intendere la sua coscienza, oltre che capacità, di pittore non marginale rispetto alle altre, più note, sue espressioni letterarie e artistiche. Il cinema stesso rivelerà questa sua propensione, con scene che riprendono e danno movimento a opere di grandi maestri quali Rosso Fiorentino, Pontormo, Mantegna, Giotto, Piero della Francesca.
Giuseppe Mariuz

     
TEATRO Pasolini e il suo nuovo teatro

di Giuseppe Zigaina - Marsilio Editore 2005 - euro 12.50

Un "giallo puramente "intellettuale". Zigaina riprende la tesi secondo la quale la morte violenta di Pasolini fu da lui stesso concepita e organizzata "come montaggio del film della sua vita", come il suo "trasumanar", oppure come la sua "estrema azione" teatrale messa in atto una volta per sempre nel campetto di calcio di Ostia: "senza anteprime, né prime, né repliche".

http://www.pasolini.net

Questa "teoria pasoliniana" anticipata dallo scrittore-regista con una serie di dettagli coordinati tra loro, e messa in luce da Zigaina con un’analisi dei testi, è stata osteggiata da gran parte dei critici, dai redattori dell’opera omnia, e in particolare dai parenti ed eredi, i quali sostengono che la morte "scandalosa" di Pasolini non poteva avere alcun rapporto con l’opera, anche perché, essi dicono, l’Autore "amava ardentemente la vita". 

A supporto delle sue tesi e di tutto ciò che è emerso dai due processi di Roma all’omicida Pelosi, Zigaina rivela ulteriori esplicite dichiarazioni fatte da Pasolini mentre era in attesa, per farsi uccidere ritualmente, della coincidenza del 2 novembre con la Domenica, giorno in cui era stato ucciso suo fratello Guido. Il sacrificio di Ostia dunque (hostia in latino significa vittima sacrificale) fu una scelta ben precisa. Pasolini - autodefinitosi "gnostico moderno" o "cristiano delle origini" - ha voluto così dimostrare al mondo, da una parte la "sua fede nella realtà e nell’efficacia del mito", dall’altra la volontà-necessità, per lui, di "esprimersi con l’estrema azione della morte" (sua), intesa come massima trasgressione linguistico-semiologica. "Anche un santo parla, in silenzio, con il corpo e con il sangue"; "O esprimersi e morire o restare inespressi e immortali".

     
CINEMA

pasolini egizio

di Alessandro Leone

'Ho deciso di cogliere l’invito abrigliasciolta. Ritornare su Pasolini un anno dopo i tributi e le commemorazioni del trentennale.

Non che da Pasolini ci si possa staccare. Dalla poesia non puoi prenderti una pausa; dall’arte non ti allontani nemmeno in pausa pranzo o per una pipì.

Semplicemente: certe suggestioni ti rimangono dentro per sempre, le senti agire costantemente, condizionando magari, inconsapevolmente, il libero arbitrio.'

Ma chissenefrega. I compagni di viaggio, almeno quelli, avremmo pur libertà di sceglierceli.

Allora, non riassumerò le riflessione di quel pomeriggio novembrino di un anno fa, uno dei tanti spazi dedicati al ragazzo di vita, che osò remare contro corrente in un’Italia che prometteva il paradiso e che parcheggiava in purgatorio.

Vorrei limitarmi a solleticare gli amici di abrigliasciolta con la proposta di un Pasolini un po’ egiziano un po’ irakeno. Una di quelle cose sorprendenti da farti girare la testa tra entusiasmo e vertigini.

Ismailia, 100 Km dal Cairo, festival Internazionale di corti e documentari. Cronache dalle zone calde, conflitti dimenticati, umanità disintegrata dalla povertà, cinema di frontiera, cinema di periferia, cinema dei “cattivi” al di là dei muri che preservano i “buoni”. Cinema che sfida l’informazione ingessata dei giusti dell’occidente profondo, in Ismailia, città che si specchia nel Canale di Suez. 

Erfan Rashid, documentarista nato in Iraq nel ’52, che vive e lavora tra Firenze e Roma come corrispondente, presenta un piccolo documentario di 13 minuti intitolato semplicemente Pasolini.

Che un regista/giornalista mediorientale, ma cittadino del mondo, abbia sentito la necessità di raccontare il poeta che fu pittore che fu cineasta che fu attore che fu giornalista che fu uomo profondo, nulla di strano: come si può confinare l’immenso?

Che senta l’esigenza di raccontare per 13 minuti – giusto il tempo di un respiro – la poesia di Pasolini ad un pubblico (addetti ai lavori a parte) che forse, nel migliore dei casi, ha sentito solo parlare di quell’uomo scarno in volto, che passeggia ad Ostia con i capelli spettinati dal vento, è quanto mai spiazzante. Almeno per me, che per un attimo mi sento privilegiato, quando un amico egiziano e un regista di Manipur mi chiedono: Is an italian director?, lasciandomi una volta tanto cullare dall’orgoglio di essere italiano, consapevole di non poter rispondere semplicemente .

Il volto di Pasolini che più lo guardi più sfonda lo schermo per attualizzarsi nel presente, qualsiasi sia il presente, osservava adesso, dallo schermo verso la platea, i volti di un cinema contemporaneo multietnico e pluralista, che avrebbe certamente apprezzato: cineasti mescolati al pubblico occasionale rappresentante l’Egitto aperto e tollerante (che parola abusata e inopportuna, forse), non tutti, e non del tutto, consapevoli di come la voce del poeta avesse toccato, in tempi non sospetti, il loro mondo lontano, che più si avvicinava a colpi di tecnologia, e più si allontanava sotto i colpi della diffidenza e dell’ignoranza, nonostante custodisse ancora segni del paradiso che avevamo appena perduto.

Era l’annuncio di un’imminente disgrazia.

Per me in Egitto, l’emozione di un Irakeno che racconta di un uomo che seppe raccontare il mondo come se non avesse confini. An italian director.

Alessandro Leo Leone

     
MUSICA colonna sonora originale

la musica e pasolini hanno un fortissimo legame. e tutta la sua vena melomane, quanto quella piu' moderna hanno tracciato la colonna sonora di un film tutto italiano, un secolo che la sua profezia ha anticipato con freddezza e lucidita'.

Pasolini e la musica di Roberto Calabretto

CinemaZero - 1999 - Euro 33,00

Pier Paolo Pasolini e Il Setaccio (1942-1943) di Pier Paolo Pasolini e Mario Ricci

Cappelli -1977 - non reperibile

PASOLINI E LA MUSICA

"L'unica azione espressiva forse, alta, e indefinibile..."

Roberto Calabretto

Il risultato di un poderoso lavoro di ricerca meticolosa condotta da Roberto Calabretto sulla presenza della musica nell'universo letterario e cinematografico di Pier Paolo Pasolini. Privo di una vera e propria formazione musicale, Pasolini ha avuto con la musica un rapporto libero (grande l'eclettismo dei suoi amori musicali: da Rita Hayworth a Mozart, da Bach alla musica folklorica extraeuropea) e poetico, fatto di una fortissima empatia. Racconta Laura Betti: "La musica lo intimoriva, lo possedeva completamente.Spesso la chiamava Sua Maestà'". Maestà che si ritrova nei suoi film: quella classica - usata per sacralizzare il sottoproletariato - in Accattone, Mamma Roma e La ricotta, quella folklorica per Il Vangelo secondo Matteo, Edipo re e Medea, la voce di Domenico Modugno per cantare lo scorrimento dei titoli di testa di Uccellacci e uccellini...

     
FUMETTO l'unico vero idolo e' la realta'

di giorgio martignoni

una delle migliori penne prestate al fumetto ha scelto di lanciare uno stimolo prezioso per un mondo un po' migliore nel ricordo una figura imprenscindibile.

Delitto Pasolini a fumetti

di Gianluca Maconi

Becco Giallo 2005 - euro 12

Intervista a Pasolini

di Davide Toffolo

Biblioteca dell'immagine 2002 euro 12

Carnera. La montagna che cammina

di Davide Toffolo

Coconino Press 2006 - euro 14

Se pensate anche voi, come i pipistrelli e gli australiani, che per leggere i fumetti bisogna mettersi a testa in giù, fatelo.

Cercate “Pasolini”, di Davide Toffolo, edizioni Coconino Press e “Il delitto Pasolini” di Gianluca Maconi, Edizioni Becco Giallo, e lasciate irrorare la vostra corteccia cerebrale dall’impetuoso flusso sanguigno risucchiato dalla forza di gravità.

Se pensate anche voi, come gli imbianchini e gli eschimesi, che lo spazio bianco tra le vignette sia enormemente più importante della parte visibile del fumetto, lasciatevi affascinare da queste due opere che parlano di un poeta in modo tanto poetico da lasciarci senza parole (e non si tratta altro che di un altro spazio bianco).

Se pensate anche voi che il fumetto, come Pasolini, deve morire per essere accettato nella sua grandezza, leggete questi due esempi di come la letteratura disegnata possa raggiungere vette e abissi di estetica e immaginazione, prima che sia troppo tardi.

Se pensate che Toffolo (autore anche di “Carnera, la montagna che cammina”) e Maconi farebbero meglio a scrivere le parole crociate, allora diteglielo. Ma prima recuperate i loro lavori, fotocopiateli, fateli girare e confrontatevi con gli altri lettori.

Se è vero, come disse Pasolini, che “l’unico vero idolo è la realtà” avrete creato un mondo un po’ migliore.

Se pensate anche voi che questo articolo sia incompleto e approssimativo riempite gli spazi bianchi con la vostra immaginazione, dimostrate a voi stessi di essere pronti a godere appieno delle straordinarie potenzialità espressive del fumetto.

Ora

giorgio martignoni

     
MEDIA i misteri dell'omicidio del 2 novembre 1975

Il petrolio delle stragi

di Gianni D'Elia Effigie - 2006 - euro 10,00

Per il trentennale dell'assassinio di Pier Paolo Pasolini le edizioni Effigie hanno pubblicato L'eresia di Pasolini di Gianni D'Ella, una rivisitazione dell'opera di questo "fratello maggiore", considerato una "avanguardia della tradizione". Ora Gianni D'Elia è tornato sul suo pamphlet arricchendolo attraverso la sua lettura di Petrolio come uno strumento per leggere il nostro ieri e l'oggi.  Pasolini non è stato ucciso da un ragazzo di vita perché omosessuale, ma da sicari prezzolati dai poteri, occulti o no, in quanto oppositore, corsaro, a conoscenza di verità scottanti. Motivo è stato Petrolio e trappole un "ragazzo di vita" e il furto delle "pizze" di Salò, l'ultimo film di questo poeta necessario. Qui di seguito, alcuni commenti sul nuovo libro di Gianni D'Elia

Gianni D'Elia ricostruisce ne "Il petrolio delle stragi" i retroscena della morte del poeta, che considera legata a quella di Enrico Mattei. Sullo sfondo gli intrecci tra mafia, neofascismo e imprenditori negli anni bui della Repubblica.

Dal libro di D'Elia esce il ritratto di un'Italia ignobile, che mente su se stessa, si autoassolve, corrompe e falsifica. Il primo danneggiato è il cittadino, che a tutt'oggi non ha un quadro nitido degli anni di piombo e delle stragi di massa. Così, per concludere, facciamo nostra la richiesta dell'autore: che il prossimo governo abolisca finalmente il segreto di Stato per i reati di strage e di terrorismo.

'Perché la porta della giustizia, come ricorda Walter Benjamin emblematicamente citato da D'Elia, è lo studio, la volontà di capire. '

Fonte Liberazione 10 maggio 2006

Flavio Santi

La notte del 2 novembre 1975 all'Idroscalo di Ostia Pier Paolo Pasolini, attirato in un agguato, fu massacrato da una banda di sicari siciliani perché conosceva il nome del mandante dell'omicidio di Enrico Mattei. Lo conoscevano anche il giornalista del quotidiano L'Ora Mauro De Mauro, sparito nel nulla il 16 settembre 1970, e il giudice Pietro Scaglione, che su De Mauro indagava. Il mandante era il successore di Mattei all'Eni, Eugenio Cefis, temutissimo e vorace uomo di potere, futuro presidente dell'Eni e poi della Montedison, coetaneo di Pasolini e suo corregionale (era di Cividale del Friuli), morto nel 2004. Chi tocca Mattei muore. Perché scende nel cuore di tenebra dell'Italia, fatto di corruzioni, complicità politiche e industriali (da un appunto del Sismi, Cefis risulta il fondatore della Loggia P2), servizi segreti deviati, golpisti (Cefis fu indicato come finanziatore del fallito golpe Borghese del 1970), stragi di massa usate come strumento politico (in un discorso del 1986 a Salsomaggiore Amintore Fanfani, cui Cefis era legato profondamente, definì la morte di Mattei «il primo gesto terroristico nel nostro Paese»: ma da dove gli veniva tutta questa certezza, visto che solo dieci anni dopo, nel 1997, il pm Vincenzo Calia giunse alla conclusione dell'incidente doloso?). Se poi aggiungiamo che negli ultimi anni di vita Cefis si era interessato a società televisive (già in passato aveva tentato di scalare il Corriere della Sera, proprio negli anni in cui vi scriveva Pasolini...), e che una delle società accomandanti della Edilnord Centri Residenziali, già Edilnord s. a. s. del socio piduista Berlusconi, si chiamava Cefinvest... Semplici, per quanto inquietanti, casualità? Questo è quanto emerge dal coraggioso libro di Gianni D'Elia, Il petrolio delle stragi (Effigie, pp. 80, euro 10,00): laddove la giustizia tace - ricordiamo la chiusura lo scorso settembre, repentina e immotivata, da parte della Procura di Roma del fascicolo sull'omicidio Pasolini, a pochissimi mesi dalla riapertura -, sono gli intellettuali, quei pochi rimasti vigili in questo Paese che li detesta e li disprezza fino a ucciderli, a farsi carico della giustizia. Perché la porta della giustizia, come ricorda Walter Benjamin emblematicamente citato da D'Elia, è lo studio, la volontà di capire. E se i tribunali chiudono porte e indagini, non può e non deve tacere l'intelligenza dell'intellettuale e la sua ricerca della verità. Ma, come già sapevano gli antichi, la verità genera odio. Odio omicida, nel caso di Pasolini - come scrive D'Elia: «Pasolini con Petrolio ha scritto la critica dell'economia politica delle stragi in Italia, prefigurando il passaggio dal regime di Cefis (nell'ombra) al regime del Caf (Craxi-Andreotti-Forlani) e poi di Berlusconi». Odio censorio e repressivo nel caso del libro di D'Elia, la cui recensione è stata "sconsigliata" nelle redazioni dei principali quotidiani nazionali (e sappiamo che ci sono mille modi, uno più subdolo dell'altro, per mettere a tacere una notizia). Come dire: Mattei, e quanto ne consegue, fa paura ancora oggi. Il libro si avvale di una documentazione importante, innanzi tutto le carte giudiziarie di Vincenzo Calia sul caso Mattei, dove si legge: «Anche Pier Paolo Pasolini aveva avanzato sospetti sulla morte di Mattei, alludendo a responsabilità di Cefis». Ecco il passo di Petrolio in questione (di una lucidità impressionante): «Troya (il nome romanzato di Cefis) sta per essere fatto presidente dell'Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore (caso Mattei, cronologicamente spostato in avanti)». Le fonti di Pasolini erano molteplici. Innanzi tutto un libro scottante, fatto subito sparire: Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente di tale Giorgio Steimetz (presumibilmente pseudonimo di Corrado Ragozzino, titolare dell'Agenzia Milano informazioni, che stampò il volume, oggi introvabile). Pasolini lo parafrasa costantemente; basti pensare alle società amministrate da Troya/Cefis: la reale "Iniziative Partecipazioni Immobiliari" è trasfigurata in "Immobiliari e Partecipazioni", "DA. MA" in "Am. Da", "System-Italia" in "Pattern italiana". L'altra fonte fondamentale, questa volta orale, è il senatore democristiano Graziano Verzotto, presidente dell'Ente minerario siciliano, cui l'Eni di Cefis aveva impedito la costruzione di un metanodotto tra l'Africa e la Sicilia. Legami pericolosi, di cui Pasolini era ben conscio, tanto da dire nell'ultima intervista a Furio Colombo, uscita postuma l'8 novembre 1975: «Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona (...) continuo a dire che siamo tutti in pericolo». Verzotto riuscì a sfuggire a un attentato nel 1975 (tetra coincidenza), e così affermò all'epoca il suo legale Ludovico Corrao: «Siamo convinti di trovarci al centro di una congiura spietata, con obiettivi di giustizia sommaria». La stessa al cui centro si trovò Pasolini (si pensi, a riprova del tutto, che De Mauro venne eliminato per molto meno). Delle dinamiche che avevano portato all'agguato in cui cadde Pasolini si sono già occupati con dovizia di particolari Gianni Borgna e Carlo Lucarelli nel numero di Micromega dedicato a Pasolini (n. 6, 2005), e D'Elia non manca di tornarci: il furto delle pizze del film Salò e la relativa promessa di restituzione furono la trappola che attirò il poeta fino a Ostia. Lì la carneficina. Il "concorso di terzi" era risultato così evidente dalla perizia del professor Durante e da altre incongruenze da essere subito riconosciuto nel primo grado di giudizio - e poi inspiegabilmente respinto in seguito. E comunque nel maggio 2005 Pino Pelosi, ritrattando, lo ammise. Dunque i tasselli pian piano stanno tornando; ne mancava uno, il più delicato, incerto e pericoloso: il motivo. D'Elia raccoglie una serie di elementi estremamente probanti, che se non sono il suggello - questo spetterà alla giustizia: a questo punto parrebbe doverosa la riapertura del caso e l'acquisizione del libro di D'Elia agli atti - sono comunque un passo in avanti decisivo per uno dei casi più scandalosi di depistaggio nella storia d'Italia. Questo il quadro d'insieme, poi ci sono tanti singoli punti che non tornano, e non fanno che rafforzare i sospetti: che dire, ad esempio, del paragrafo, a quanto pare risolutivo, "Lampi sull'Eni", dato da Pasolini per già scritto in un passaggio del romanzo, e invece mancante? Venne trafugato? Secondo la testimonianza di Guido Mazzon, cugino del poeta, sì e fu Graziella Chiarcossi, nipote ed erede di Pasolini, a dirglielo («sono venuti i ladri, hanno rubato della roba, gioielli e carte di Pier Paolo»). Di recente la Chiarcossi si è affrettata a smentire il tutto e ribadire, con singolare insistenza, che di Petrolio non manca una virgola. Perché tanta sollecitudine?

     
AUDIOVISIVI La voce di Pasolini

di Matteo Cerami e Mario Sesti

Feltrinelli Real Cinema (DVD + libro) Euro 16,9

C’è qualcuno che può raccontare Pasolini meglio dello stesso Pasolini? Meglio della sua lingua sconfinata, duttile, e ricca di parole la cui forma è stata modellata con cura e amore? Negli extra La fine di Salò, un'inchiesta in video su Salò e i suoi molteplici “finali” e i cortometraggi un corpo; luna; l'occhio di bavagnoli. Con il libro La voce di Pasolini: i testi, a cura di Matteo Cerami e Mario Sesti.

“Un viaggio dentro le idee pasoliniane che, come l’invettiva contro la tivù, hanno ancora una forza e un’attualità straordinaria.”

Paolo Mereghetti “Corriere della Sera”" 08/10/2006

www.feltrinelli.it

I testi del poeta, regista e scrittore, letti da Toni Servillo e accompagnati da immagini inedite d’archivio, ricostruiscono una sorprendente storia d’Italia dal dopoguerra agli anni ‘70: l’amore per il popolo, l’odio per la borghesia, il difficile rapporto con la contestazione giovanile. Ma la voce di Pasolini, nel film, non raccontà solo idee, ossessioni, folgoranti notazioni su società e individui ma anche una storia che non è mai diventata un film e sulla quale Pasolini stava già lavorando al momento della morte: Porno Theo Kolossal. È una storia che non vide mai la luce, i cui protagonisti dovevano essere Eduardo De Filippo e Ninetto Davoli, e che viene evocata da disegni e animazione e soprattutto dalla vera voce di Pasolini. Il film, infatti, utilizza una registrazione di Pasolini che detta il soggetto e la narrazione del film, conservata per tutti questi anni da alcuni suoi collaboratori dell’epoca e ritrovata dagli autori. Ridare di nuovo voce a Pasolini: una voce così emotiva, lirica, polemica, carica di amore e di sdegno, la voce di un autore che a trent’anni dalla sua scomparsa, nessuno può ancora permettersi di archiviare o dimenticare. Il film è anche una ideale introduzione all’opera, al pensiero, alle idee e all’arte di Pasolini per chi non lo ha mai conosciuto, e alterna i suoi testi alle immagini di un Paese che, dagli anni ‘40 fino alla sua morte, ha sempre disperatamente amato o detestato. Con il libro La voce di Pasolini: i testi, a cura di Matteo Cerami e Mario Sesti.
     
SCRITTURE Il volto di Pasolini

di Luca Traini

Puntuale come sempre Luca Traini ci ha concesso di mettere in linea per tutti i lettori abrigliasciolta il testo composto e interpretato per il mese di pasolini del 2005.

un grazie di cuore a chi ha fatto abrigliasciolta ed ha lasciato il proprio segno tra i lettori.

Nasce dalla sua stima per un autore da cui nessuno di noi puo' scollarsi.

Nasce anche dalla visione entusiasta di un artista, che puo' offrire uno sguardo altro su una realta' poco idolatrata.

Come ci ricorda Giorgio Martignoni ' L'unico vero idolo e' la realta''

abramo e i di fretta

Della magrezza di Pasolini, scrive Luca Traini, e ci fa anche rima, ma anche lui, dinoccolato e magrissimo, sa infilarsi nei diversi viluppi linguistici, detto meglio nell’imitazione dei diversi generi letterari, anche cascami e spine, che ci ha consegnato il novecento e la tradizione letteraria. Eclettico prosattore in calce lo presentiamo, dopo aver inaugurato per primo “Telluserra”, nella sua inconfondibile recita...

Claudio Di Scalzo14 maggio 2006 www.tellusfolio.it

Dicevi: “La mia magrezza”. E, dio, com’eri magro! Il volto incavato come l’uomo dantesco, su cui si legge la M di homo, a fare da cavea per gli occhi, perché vi entrasse la realtà con tutta la sua forza, dopo aver colpito gli zigomi. E dai bulbi oculari un colpo di frusta alla mandibola, fino alla bocca, luogo della fame, per dire cantando, dolorosamente, dire prosa e poesia, fame e sete di giustizia. Pierpaolo, nelle foto non mostri quasi mai i denti, mai volontariamente, e c’è un pudore arcaico, una misura, profondo pudore, profonda misura in questo celare il morso, la zanna, il riso sfrenato come l’inevitabile ritmo di pietra nella carne delle parole.

Dice la tradizione popolare che le rughe sulla fronte sono segno di saggezza.Quanto pensi, figlio mio! E’ questo peso che ti alliscia i capelli e preme sulla fronte, così le idee corrono alle tempie e gonfiano i capillari e ridiscendono fino agli occhi e decodificano l’immagine entrata nel cervello alla rovescia, come non la vedevano gli altri? Tu vedi i renudi che credono di pensare coi calcagni e si nutrono di polvere, fango.

Io non posso guardare Pierpaolo senza commuovermi, senza dire che era bello, perché c’è in quella immagine - io cresciuto ad immagini - c’è in quel corpo bianco&nero lo stesso odore di corpi, il suo ricordo in me di un mondo fatto di terra, di arbusti che non si strappano, portoni di casolari che tu entri, tu “bocchi” e “su lu focu”, sul fuoco ci sta la marmitta dove nonna e zia stanno a fà la ricotta… capisci, Pierpà, io vedo e me la sento ancora quella ricotta.

Ma tu, che avevi il corpo medievale, che in “Petrolio” mi parli di oggi ma fai l’elogio dello smegma che sta lì intorno alla cappella, come cazzo avresti potuto sopportare la nuova civiltà del disinfetto, anestetizzo, sto zitto, Deogled assorbo tutto e ti artificio, così passeggi tranquillo per Corso matteotti di Varese con la “m” minuscola, perché quello lì allora è morto per un cazzo.

Esco dal quadro, esco dal quadro e dico che facevi bene a portare giacca e cravatta, forse facevi bene, perché l’abito mica fa il monaco, perché mi ci vestirei anch’io - che mi frega? - mica bisogna per forza questo lo prendo pari pari dal Rossellini di “Agostino d’Ippona” anche se non vi prendevate bene, perché il tempo passa anche bene quando raccoglie le vostre ceneri e le fa cadere come neve spirituale sui campi di Travedona, dove passo per lavorare, a scuola, quella scuola media che volevi abolire, probabilmente a causa del termine “medio”, e quasi quasi non ti darei torto, ma c’è anche la “medietas” oraziana, il “termine medio” della filosofia classica - mica devi per forza vestire altro per dire «NO a questo. SÌ a quest’Altro, A maiuscola», «NO a questa tribù, SÌ: Noi».

Pierpà, le orecchie. Nel padiglione auricolare, nel gorgo, fino all’orecchio interno, dove viene l’otite peggiore, la voce del mondo contadino: «Jemo a mete, fenà (“mietiamo, fieniamo”)! E l’eco del grido, “lu grido”: «Che ce stemo ffà ecco (“che ci stiamo a fare qui”)?» de chi d’è emigratu in città = sottoproletariato. In bilico sul lobo sta poi l’operaio iscritto al PCI, alla CGIL di Di Vittorio, che nella vittoria della classe operaia, vedi Rivoluzione, ci sperava davvero, con tutto quello che il Vero nel Greco stava col Bello e col Buono, cioè, Aristocrazia di Spirito di Dante nello scambio di sangue - analisi del sangue - con Gramsci, con Marx.Dietro le orecchie, come rogna da grattare, la borghesia - tranne le élites intellettuali, una parte, pochi eletti, pochi giusti rinnegati  in bilico sull’arricciamento della carne, la carne - e l’aristocrazia, molto dietro, come forfora nascosta nella chioma nera.

Il mese in cui nacqui - era marzo, ricordi? - tu fosti colpito da un’ulcera, tu che non bevi, tu che non fumi, tu lo passasti a letto a leggere Platone - perciò dialoghi platonici negli occhi - e mangiavi riso in bianco - tutta una purezza per labbra denti gola fino allo stomaco, alla ferita che si rimargina, al sangue che torna a scorrere nel posto giusto, e l’ispirazione ti fa scrivere non 1 ma 6 drammi.

Ma tu, Cristo, Pasolini, perché volevi me morto, me morto nato nel ‘66, per te figlio dell’Omologazione. Non volevi che mettessi l’apparecchio ai denti - cazzo, che privilegio! - nel ‘76 ad Ancona? Che non mi comprassi Asterix - il fumetto, Pierpaolo, il fumetto, Pazienza! - in un pomeriggio da favola, tutto felice dopo l’ospedale in quella città-ventre-balena col porto, dopo che i raggi x mi avevano detto: “Ti mancano 2 denti sotto e, se nascevi prima, avresti avuto i denti sopra davanti come Bugs Bunny, americano, coniglio: era questo che volevi? Io credo proprio di no, però sai quanto mi hai fatto incazzare tu che avevi i denti giusti? Mi sembri Massimo Fini quando ti imita da destra e fa l’elogio di uno sciancato che era accettato più ieri che oggi: ma dici, ma dice sul serio? Ma lo sciancato, pardon, l’handicappato tanto mica era lui, mica eri tu!

Tu con lo stesso cognome di quel motociclista che aveva passione incendiaria per la vita, la vita, e la morte negli occhi: tutti e due morti prima del tempo. Tu Gioacchino di Giotto, che sta sognando. Adamo di Masaccio, esule, nudo, censurato. Ebreo di Paolo Uccello destinato al rogo . Mosé che cerca di salvare le figlie di Ietro, Rosso, friulano, romano. Tu Pontormo che sta male. Tu nel Deserto degli Ulivi di Mantegna. Tu testa mozzata di Caravaggio in pugno a un Davide che non è Davide, che non ti ha ucciso. Telefono ad Ombretta e poi parlo con Enzo Siciliano che trasforma la grafite in tungsteno incandescente - ti accende una centrale elettrica nel cuore! - e allora si accenna a quel ritratto che ti fece e poi scomparve in Francia, rapito o comprato da Francesco primo, Napoleone, da un ex-terrorista o da un collezionista di riproduzioni, riproduzioni italiane. Dove sei finito? Anche tu in esilio in Francia? In un castello della Loire? O negli occhi di un ex-sessantottino ogni mattina, nella “ville lumière”? Ah, ma qui, tra noi, almeno c’è il tuo sangue, l’inchiostro, almeno quello! Poi Enzo mi parla di un altro perseguitato, di Visotskij, nella terra del paradiso realizzato, l’ex-URSS. Che dire? Che fare? Io sottolineo rubandogli la geometria che Vladimir sarebbe stato corpo e voce perfetti per la tua “Affabulazione”, per certe alienazioni mai risolte anche lì, anche lì dove il russo, il sovietico si affogava nella vodka - mentre tu, come già detto sopra, non bevevi, se non anche tu quel calice amaro - perché la lucidità fa male e invece… “Sono stremato, ho i tendini a pezzi, Ma oggi, ancora come ieri, Sono braccato. Braccato! I tiratori, allegri, corrono ad appostarsi!”. Da “La caccia ai lupi”. Di Visotskij. O di Pasolini? O…

luca traini

     
PENSIERO

Lo sperimentalismo tra Pasolini e la neoavanguardia (1955-1965)

di Vincenzina Levato

Rubettino Editore - 2002 - €. 13,00

http://www.rubbettino.it

La stagione dello sperimentalismo degli anni '50 e '60 si staglia nel panorama della letteratura italiana del Novecento come un momento di particolare travaglio intellettuale e creativo. Questo lavoro scruta nel fondo di quegli anni, collocando all'interno di una indagine di natura storiografica gli affondi critici riguardanti gli scrittori che ne furono protagonisti. I due fuochi dell'analisi, lo sperimentalismo facente capo alla rivista "Officina" e quello della neoavanguardia, contribuiscono a mettere in risalto la complessità e la fecondità del groviglio di discussioni, di idee e di opere che caratterizzò quel periodo, e soprattutto le difficoltà di una sistemazione storiografica che intenda sfuggire al rischio di incapsulare in griglie rigide e precostituite autori e testi. L'intero discorso viene condotto alla luce dello sperimentalismo, inteso come categoria letteraria ricorrente se non addirittura costante, di cui l'avanguardia costituisce il momento di massima accensione.
     

RAGAZZI

Ragazzi di vita

Garzanti 2005 euro 15

Mursia 2005 euro 17.30

Mursia 1989 euro 9.50

Una vita Violenta

Garzanti 2005 euro 15,50

Baldini e Castoldi 2005 euro 9.90

un solo questito. cosa erano i ragazzi di vita di Pasolini se non la proiezione dei figli di un sottoproletariato isolato.

Rileggerli per rincontrare quei ragazzi sei sobborghi di Roma, che un borghese come Pasolini si dichiarava, aaveva scoperto giungendo nella capitale.

Forse il mighlior modo per incontrarlo per la prima volta.

archivio

08.10.06

15.10.06

22.10.06

29.10.06

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dove si applicano le arti per essere altro nel mondo

i percorsi itineranti proposti da abrigliasciolta confermano la filosofia di punto di incontro tra letture e culture. non sono riconducibili ad alcuna testata giornalistica e si propongono al di là di condizionamenti politici, religiosi, culturali ed umani. la periodicità non è regolare; i percorsi abrigliasciolta diffondono informazioni culturali relative ad artisti, editori, organizzazioni, manifestazioni, associazioni e realtà che usano tutte le forme di espressione sempre più liberamente per stabilire comunicazione tra gli uomini. I Libri e le riviste presentati sono in vendita presso abrigliasciolta.

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Lasciate liberi gli Italiani ed essi andranno a briglia sciolta. Voltaire Lettera al signor Hennin, 2 ottobre 1768 uno spazio libero dedicato all'arte emergente che scova tra i talenti nuove prospettive che intessono trame tra cultura e vita quotidiana alla scoperta di nuovi linguaggi e scritture prospettiche un viaggio tra teatro, cinema, arti visive, musica, fumetto, media, audiovisivi, scritture e pensiero

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